Negli ultimi mesi mi è capitato più volte di sentire la stessa frase da clienti e da colleghi del settore: “Sono ancora primo su Google, ma le visite sono calate.” Non è un’impressione. Non è nemmeno un problema tecnico del tuo sito, nella maggior parte dei casi. È un cambiamento strutturale nel modo in cui Google mostra i risultati, e riguarda tutti: studi sanitari, professionisti, PMI B2B.
Te lo spiego senza allarmismo, con i dati alla mano, e ti dico cosa ho già fatto sui progetti che seguo.
Cosa sono davvero le AI Overview
Le AI Overview sono i blocchi di testo generati dall’intelligenza artificiale di Google che compaiono in cima alla pagina dei risultati, prima dei link tradizionali. Google sintetizza le informazioni prendendole da più fonti web e le presenta come risposta diretta, con qualche link di riferimento sotto.
Il punto è questo: se la risposta è già scritta in cima alla pagina, molte persone non hanno più bisogno di cliccare su nessun sito, nemmeno sul primo risultato organico. Ecco perché puoi essere in prima posizione e vedere lo stesso il traffico scendere. Non hai perso il ranking. È cambiato cosa succede dopo il ranking.
Per capire quanto è diffuso il fenomeno in Italia, le AI Overview compaiono ormai in una parte consistente delle ricerche informazionali, quelle in cui una persona cerca una spiegazione o una guida prima di decidere. Sulle ricerche più transazionali, tipo “preventivo sito web” o “dentista Lecco”, l’impatto per ora è più contenuto, perché chi cerca ha già l’intenzione di agire e vuole parlare con qualcuno, non leggere un riassunto.
Il dato che in pochi raccontano: non è un crollo lineare
Qui voglio essere preciso, perché sul tema girano tanti numeri buttati lì per fare titoli a effetto. I dati più solidi arrivano da uno studio internazionale di Seer Interactive, che ha analizzato oltre 5 milioni di query e più di 2 miliardi di impression tra il 2025 e l’inizio del 2026.
Cosa hanno trovato:
- Quando l’AI Overview appare, il click sui risultati organici crolla in modo netto rispetto a una ricerca senza AI Overview.
- Ma tra dicembre 2025 e febbraio 2026, il CTR organico sulle ricerche con AI Overview è risalito dell’85%, passando dall’1,3% al 2,4%.
- Le pagine citate dentro l’AI Overview ricevono comunque più del doppio dei click per impression rispetto a quelle non citate.
- Le ricerche dove l’AI Overview non compare stanno diventando più preziose: il loro CTR è salito dal 2,8% al 3,8% nello stesso periodo, perché chi clicca in quei casi sta davvero cercando di approfondire.
Tradotto in italiano semplice: il traffico organico non sta sparendo, si sta ridistribuendo. Va a chi viene citato dentro la risposta AI, e va a chi intercetta le ricerche che l’intelligenza artificiale non prova nemmeno a riassumere, perché richiedono un giudizio, un’esperienza diretta, un caso specifico.
Questo è esattamente il motivo per cui parlo di GEO da anni, prima che diventasse un argomento di moda: non è una tecnica in più da aggiungere alla SEO, è la logica con cui oggi bisogna scrivere per essere trovati, sia da Google che da chi cerca su ChatGPT o Perplexity.
Perché il tuo settore conta più della tua bravura tecnica
Non tutte le nicchie sono colpite allo stesso modo, e questo è un punto che vedo spesso ignorato.
Se lavori nel sanitario o in un ambito regolamentato, tipo uno studio medico o uno studio legale, l’AI Overview tende a essere più prudente: Google sa che sono contenuti YMYL, “your money or your life”, e privilegia fonti con autorevolezza dimostrata, non il primo articolo generico che risponde alla domanda. Qui la partita si gioca su credenziali reali, autore verificabile, dati aggiornati. Non è un caso che uno dei clienti che seguo in ambito sanitario, dopo un lavoro di struttura dei contenuti e coerenza dell’autore su tutto il sito, abbia ottenuto un ROAS di 5,8 volte sulle campagne collegate (il caso è tra quelli raccontati nella pagina Risultati).
Se sei un professionista (commercialista, avvocato, consulente), le domande informazionali sono spesso il primo contatto: “quanto costa”, “come funziona”, “quali documenti servono”. Qui l’AI Overview interviene parecchio, perché sono risposte facilmente riassumibili. La differenza la fa chi struttura il contenuto in modo che Google possa citarlo, non chi lo scrive più lungo. Su questo segmento ho visto riduzioni del costo per lead del 34% quando il sito smette di rincorrere il traffico generico e inizia a farsi trovare per le domande specifiche a cui i clienti veri chiedono risposta, lavorando sulla SEO e GEO in modo mirato invece che generico.
Se sei una PMI B2B, il rischio principale non è perdere visibilità sulle ricerche informative, ma sprecare budget advertising su query che l’AI Overview ha già “svuotato” di intento di click. Su un cliente PMI B2B, ristrutturare la strategia Google Ads attorno a questo principio ha portato a un -41% sul costo per lead, semplicemente perché non stavamo più pagando clic per domande a cui l’utente aveva già trovato risposta prima di cliccare.
Cosa significa in pratica, senza tecnicismi
Non ti servono trucchi. Ti serve un cambio di priorità.
Smetti di scrivere per “posizionarti”, inizia a scrivere per essere citato. Il primo paragrafo dopo ogni titolo dovrebbe rispondere alla domanda in modo diretto e autosufficiente, senza bisogno di leggere il resto per capirla. Se un sistema AI riesce a isolare quel paragrafo e usarlo così com’è, hai più probabilità di comparire come fonte.
Punta sui dati che nessun altro ha. Un modello linguistico può riscrivere qualsiasi opinione generica. Non può inventare il tuo caso studio, il tuo numero reale, la tua esperienza diretta con un cliente. È l’unico contenuto che ti rende davvero difficile da sostituire.
Non abbandonare le query transazionali per rincorrere quelle informazionali. Chi cerca “preventivo”, “prezzi”, “consulente a Lecco” ha già deciso di voler parlare con una persona. Sono le ricerche meno toccate dalle AI Overview e restano il cuore della conversione.
Guarda le impression prima di guardare il CTR. Se le tue impression salgono e i click restano stabili, non è un crollo, è normale ridistribuzione: significa che compari più spesso, anche se non sempre porta a un click diretto. È un segnale di autorità che si costruisce nel tempo, non un fallimento da correggere in fretta.
Cosa sto già facendo sui progetti che seguo
Sul mio sito e su quello dei clienti ho iniziato ad applicare lo stesso principio ovunque: ogni pagina di servizio, ogni articolo del blog, deve avere una risposta diretta nelle prime righe, dati verificabili invece di aggettivi vaghi, e uno schema markup coerente che aiuti Google (e i sistemi AI) a capire chi sta parlando e con quale credibilità.
Non è una corsa contro un algoritmo che cambia ogni mese. È lo stesso principio che uso dal 2009 su tutte le mie soluzioni, dai siti ad alta conversione alla SEO fino alle campagne Ads: parla chiaro, con numeri veri, e lascia che sia il contenuto stesso a dimostrare che sai di cosa parli.
Domande frequenti
Se sono primo su Google, perché il traffico cala comunque? Perché l’AI Overview a volte risponde direttamente in cima alla pagina, prima dei risultati organici. La posizione non è cambiata, ma una parte di chi cerca non ha più bisogno di cliccare per avere la risposta.
Le AI Overview colpiscono tutti i settori allo stesso modo? No. Le ricerche informazionali (spiegazioni, guide, “come funziona”) sono le più coinvolte. Le ricerche transazionali, tipo “preventivo” o “consulente a Lecco”, restano meno toccate, perché chi cerca ha già intenzione di contattare qualcuno.
Cosa posso fare concretamente per non perdere visibilità? Scrivere risposte dirette e autosufficienti nelle prime righe di ogni pagina, usare dati verificabili invece di frasi generiche, e continuare a presidiare le ricerche transazionali dove converti davvero.
Se hai notato lo stesso calo di cui parlo in questo articolo e vuoi capire cosa succede davvero sul tuo sito, non su un dashboard generico ma sui tuoi dati, possiamo guardarli insieme in una diagnosi gratuita di 20 minuti.
Matteo Cecere, Web Strategist e Google Partner dal 2009.





